FUTURBAR

FUTURBAR – The New Horeca Concept 
design by Simone Micheli 
organizzato da  COMUFFICIO e Consorzio FIA
PAD.10 - Arredo

 
La pelle costituisce il limite inviolabile del corpo umano, una linea sottile e fragile che separa l’io dall’altro; una superficie liscia attraverso cui penetrare lo spazio e confrontarsi con il tempo. Un riflesso di noi stessi afferrabile, che muta con il trascorrere degli attimi.
“Cambiar pelle non significa cambiare identità” afferma Almodòvar, ma le fattezze della nostra pelle determinano l’immagine che si imprime nella mente di chi ci osserva.
FUTURBAR - organizzato dal presidente del Consorzio FIA Oddone Sangiorgi con COMUFFICIO -  progetto che l’architetto Simone Micheli firma per HOST 2015 con il contributo di  prestigiose aziende,  è uno spazio ampio, smart e sostenibile, con lo sguardo volto verso ciò che deve ancora accadere.
Un luogo mutevole, mai fermo, la cui pelle si trasforma continuamente, per dare risposte personalizzate ed autentiche alle differenziate esigenze che ogni visitatore pone. 
Evadendo dalla ormai superata visione settoriale del sapere e dell’esistenza, FUTURBAR è rappresentazione manifesta di un pensiero organico, rigoglioso, completo, che abbraccia la totalità della vita. Uno spazio emozionale, abilmente in grado di soddisfare i desideri degli uomini nei diversi momenti della giornata, di seguire con flessibilità i vissuti personali cangianti, incomunicabili attraverso gli schemi linguistici convenzionali.  
Spazio fisico e mondo digitale si fondono insieme, il confine tra cultura materiale ed immateriale perde di consistenza; si origina un ambiente dinamico, fluido, in cui tra pensiero ed atto lo scarto resta minimo. La comunicazione si estende su più livelli, le funzioni che ogni ambiente è in grado di svolgere si moltiplicano, le possibilità si dilatano fino a divenire infinite. 
Contenuti virtuali colorano le superfici, gli arredi e coloro che riempiono lo spazio: un manto inconsistente ed inafferrabile si posa su tutto ciò che può.
L’ambiente si fa unico, i sensi si combinano; sapori, odori, luce e suoni con eleganza sfocano i loro confini.  Un’invisibile fitta ed ampissima rete pervade tutto lo spazio, collegando mondi fino a quel momento distanti, fornendo risposte intelligenti alle richieste ancora inespresse degli utenti. La rete altera il luogo, definisce nuovi ritmi vitali e nuove modalità di movimento nello spazio. Il bar del futuro per Simone Micheli è un luogo di incontro non convenzionale, trasformista, denso. E’ uno spazio ibrido in cui contaminazione ed interazione guidano il visitatore nello svolgere le sue quotidiane attività, insegnandogli come di ogni momento vada colto il profondo significato.  Bar/bookshop/ufficio, gli ambienti non si definiscono nitidamente ed in ciascuno è possibile sentirsi bene come a casa. Postazioni per il co-working si affiancano ai tavoli interattivi della caffetteria, i pavimenti rispondono alla presenta di chi passa, i monitor affollano lo spazio, sovrapponendo le dimensioni e dando vita a luoghi “altri”. FUTURBAR è un ambiente smart in cui si specchia il futuro, un’opera sostenibile sia in termini etici, sia economici, che rispetta l’ambiente, la cultura e le differenziate peculiarità, facendo di queste non un limite all’approccio creativo, ma fonti generatrici di bellezza, di risparmio e di un pensiero diverso, nuovo. Simone Micheli

FUTURBAR INCONTRI E WORKSHOP

RENDER FUTURBAR


FUTURBAR a HOST 2015

(testo a cura di O. Sangiorgi)

Il bar del futuro sarà smart e sostenibile e cambierà pelle lungo l’arco della giornata, per dare risposte  flessibili alla clientela più esigente del terzo millennio.
FUTURBAR è una unità dimostrativa, un laboratorio di idee e soluzioni, oggi, per il pubblico esercizio del futuro. Una simulazione realistica su di un’area di 200 mq, nel padiglione contract di HOST, delle più avanzate proposte e soluzioni, in termini di arredi, tecnologie, attrezzature, servizi e prodotti per l’horeca.
Le aziende potranno ambientare le proprie forniture, prodotti e servizi in un contesto di sofisticato design e ricevere i clienti internazionali e italiani in un sito ad alta visibilità: il “cuore mostra” della grande fiera internazionale dell’ospitalità di Milano.

Per Oddone Sangiorgi, presidente del Consorzio FIA, organizzatore di FUTURBAR con Comufficio l’associazione nazionale delle imprese ict, aderente a Confcommercio, al bar ci andiamo a fare colazione e per pranzo. Spesso ci troviamo lì per un aperitivo che sconfina sempre più in una cena e talvolta ci andiamo per passare una serata piacevole.
È il bar- baricentrico e, in particolare il bar italiano, il modello oramai universale, da sempre luogo multi-funzionale, con un assortimento  vasto, capace di rispondere alle esigenze di diverse tipologie di clientela e in diversi momenti della giornata.
Ma l’evoluzione continua, anche se la crisi ha in parte rallentato i processi di cambiamento nei consumi fuori casa. Sempre più il bar diventa un locale multi-specializzato, in grado di “cambiare pelle” nell’arco della giornata e della settimana per rispondere in modo puntuale a richieste di consumo specifiche: da breakfast & break la mattina, a lunch bar, a lounge bar la sera. Anche per rispondere in modo più efficace alla doppia concorrenza del low-cost (take-away, ecc.) e dei canali alternativi (gdo, casa, self-service).

Spazio fisico e mondo digitale
L’idea alla base  consiste nella fusione in una sola dimensione dello spazio fisico e del mondo digitale. La tecnologia è presente in maniera importante, ma è quasi invisibile. Non abbiamo più tastiere, ma tavoli sulla cui superficie spostare documenti elettronici (immagini, ma anche testi) come se fossero reali; non monitor, ma pareti o pavimenti che rispondono alla presenza di chi passa, ai suoi gesti e movimenti.
L’alchimia dell’interazione spontanea sta proprio in questo: ci si comporta come se tutto fosse reale, invece avviene grazie alla comunicazione digitale. L’obiettivo è trasformare il bar o il ristorante, in un nuovo media che da un lato reinterpreti la comunicazione e la promozione, dall’altro sia una piattaforma per costruire relazioni tra gli utenti, trasferendo nel mondo fisico i meccanismi delle community del Web».

La dimensione sociale
A tutto ciò si può associare la comunicazione di un brand, alternativa rispetto ai media classici. Appoggi il bicchiere sul tavolo e  si disegna sul piano il logo di ciò che stai bevendo. O, al ristorante, poni la bottiglia di vino sul tavolo e compare sulla superficie la scheda con tutte le informazioni di quell’etichetta.
C’è poi una dimensione sociale, dove si realizza un continuum tra la realtà fisica e il web.
Attraverso il dialogo tra un semplice strumento come il telefonino e un lettore Rfid (a radio frequenza),o la lettura di un QR code, è possibile riconoscere il cliente e gestire le sue preferenze. Questi può decidere di condividere con altri amici le sue foto, attraverso il tavolino con touch screen, di organizzare un party definendo in anticipo gli elementi sonori, luminosi e olfattivi del microclima che vuole ottenere. Ma può anche partecipare a un programma di fidelizzazione che, trasferito sul web, permette di inviare un sms a un amico offrendogli un cocktail la sera dopo. Questi a sua volta potrà lasciare un messaggio video sulla bacheca virtuale per ringraziare.


 
Design
I locali cambieranno aspetto con la fusione di mondo fisico e virtuale, garantita da nuove applicazioni per animare ambienti, tavolini, pareti e pavimenti.
Il bar del futuro sarà luminattivo, afferma l’architectural hero Simone Micheli, non si tratta del classico sistema d’illuminazione, perché la luce esce dal banco, dai tavoli, dal pavimento. La superficie del bancone appare liquida, reagisce ai nostri movimenti anche senza toccarla. Il pavimento sembra fatto d’acqua, così come le superfici dei tavoli. Al posto delle pareti ci sono immagini che si sovrappongono alle persone, come se una carta da parati surreale, in continua trasformazione, rivestisse tutto quello che trova».

Interior design
Anche il concetto di architettura e interior design cambia, perché non si lavora più con i volumi, gli spazi fisici e le luci, ma con gli strumenti digitali. Il contenuto virtuale colora lo spazio in maniera diversa, creando un’atmosfera suggestiva nel quale confluiscono sollecitazioni sonore, luminose, olfattive. «Pensiamo esemplificativamente a un locale che allestisce un’ambientazione mediterranea, troveremo tavoli che sembrano acqua, la brezza e i profumi del mare, una dominante luce blu, un sottofondo di musica latina. La sera dopo sarà invece il caso di un’ambientazione metropolitana, quella successiva qualcos’altro e così via».
 
Smart  bar e sostenibilità
Secondo Fabrizio Venturini direttore generale di Comufficio, si possono individuare alcune aree di opportunità. Per esempio, il target di consumatori giovani, la cosiddetta generazione Y, che oggi ha tra 18 e 25 anni, pur non avendo un forte potere d’acquisto continua a essere protagonista nel mercato. È una generazione molto smart, che sa usare le nuove tecnologie. Per rispondere alle esigenze della generazione Y si sta delineando il nuovo concetto dello Smart Bar: un ambiente “trasformista” dove l’atmosfera cambia, in base ai momenti della giornata, e dove è favorita l’interazione fra persone e tecnologia. Una varietà di sedute e di assetti enfatizza i diversi modi di vivere l’esperienza bar: al bancone, in privato, o in compagnia. Sempre connessi, e sempre immersi nella tecnologia: superfici interattive consentono la telepresenza e l’accesso a informazioni di vario tipo.
Un’altra dominante e tracciante sarà la sostenibilità: ormai la si considera un asset fondamentale per la crescita nel lungo termine e una valida opportunità per ridurre i consumi e ottimizzare le risorse già presenti.
È questo il giudizio espresso sul tema della sostenibilità dal canale horeca, secondo quanto emerge  dall’Osservatorio METROnomo, realizzato da Metro Italia in collaborazione con Iefe Bocconi.
La ricerca sottolinea  come le iniziative legate alla sostenibilità ambientale siano considerate dal 68% degli intervistati un valido strumento per sviluppare interventi utili a generare risparmi. Un vantaggio non di poco conto in un periodo di crisi come quello attuale. E così, sostiene sempre l’analisi, si sono diffuse molte pratiche virtuose, tra cui la raccolta differenziata nelle cucine (praticata dall’88% del campione), l’utilizzo di dosatori (73%), la riduzione degli sprechi a monte della filiera specie in campo alimentare (70%). Ma buoni riscontri, con percentuali tra il 50 e il 63%, sono ottenuti anche da voci quali l’utilizzo di bottiglie riutilizzabili o a rendere, il ricorso a prodotti a kilometro zero o l’impiego di materiali ecologici, di apparecchiature a basso consumo energetico. E piuttosto sorprendenti sono pure i dati relativi all’uso di prodotti biologici (48%) e al ricorso a interventi e progetti volti a migliorare l’efficienza energetica (45,6%).
Ma non è tutto. Per il 71% dei rispondenti, infatti, le iniziative ambientali contribuiscono a una maggior soddisfazione dei clienti, e per il 64% migliorano l’immagine del locale.